Oggi vogliamo condividere con tutti voi una notizia che ci riempie di orgoglio: la nostra associazione di familiari e utenti ha avuto l'opportunità di scrivere e pubblicare un articolo su "Psichiatria Oggi", la prestigiosa rivista ufficiale della Sezione Regionale Lombarda della Società Italiana di Psichiatria (SIP-Lo).
Ci teniamo a sottolinearlo con forza: non è affatto scontato che uno spazio all'interno di una rivista scientifica medica venga affidato a un’associazione composta interamente da soli familiari e utenti. Spesso, i luoghi della discussione clinica restano riservati ai soli addetti ai lavori. Questa pubblicazione rappresenta quindi una conquista straordinaria: significa che – quello che nasce dal vissuto quotidiano sulla nostra pelle, dal dolore, ma anche dalle soluzioni che troviamo ogni giorno accanto ai nostri cari – viene finalmente riconosciuto come autorevole, scientificamente rilevante e indispensabile per migliorare la cura.
L'articolo si intitola "L’accoglienza del paziente psichiatrico in Pronto Soccorso" ed è nato unendo le forze tra utenti (Associazione AIPESP), familiari (Associazione Famiglie in Rete) e operatori sanitari dell'AULSS Scaligera.
Di seguito vi proponiamo un estratto dei punti chiave del lavoro, l’articolo completo si può leggere nella rivista qui.

L’ACCOGLIENZA DEL PAZIENTE PSICHIATRICO IN PRONTO SOCCORSO (Estratto)
Il Pronto Soccorso: un luogo di cura o di frattura?
Il Pronto Soccorso è quasi sempre la prima porta a cui bussiamo quando scoppia una crisi acuta in famiglia. I dati del 2023 ci dicono che in Italia ci sono stati oltre 1.570 accessi quotidiani per motivi psichiatrici (più di 570.000 in un anno, in forte aumento). Ma cosa succede quando varchiamo quella porta? Il Pronto Soccorso non è solo una stanza di passaggio: è il momento di massima vulnerabilità in cui una persona chiede aiuto. Eppure, le storie raccolte tra le nostre famiglie (come quelle di Iolanda, Donatella, Sandra ed Enrico) mettono in luce ferite profonde:
- Atttese infinite in corridoi caotici che amplificano l'angoscia, la paura e il desiderio di fuga.
- Mancanza di tempo e comunicazione, vissuta spesso come freddezza o indifferenza.
- Un approccio troppo focalizzato sui farmaci o sulla sicurezza fisica (stanze blindate, contenzioni), a discapito dell'empatia e dell'ascolto.
- Senso di abbandono e solitudine, anche perché il caregiver a volte allontanato proprio nel momento in cui la sua presenza potrebbe rassicurare chi soffre.
Se un primo accesso viene vissuto in modo traumatico, il rischio concreto è che si rompa la fiducia nei servizi sanitari, portando a rifiuti delle cure future o a dolorosi TSO.
Il Pronto Soccorso che vorremmo: le nostre proposte
Nell'articolo abbiamo analizzato le normative e le linee guida attuali, trovando ottimi esempi di cambiamento (come le linee guida della Regione Abruzzo o le buone pratiche applicate all'Ospedale Mater Salutis di Legnago). Per noi, cambiare l'accoglienza in emergenza è possibile e proponiamo strategie chiare:
- Più umanità e tempo per la parola: il tempo della comunicazione tra medico e paziente deve essere riconosciuto come vero e proprio "tempo di cura" (come sancito anche dalla legge 219/2017).
- Ambienti tranquilli, non solo "sicuri": servono spazi protetti e silenziosi, lontani dal caos delle barelle, per aiutare a disinnescare l'agitazione prima che peggiori.
- Formazione per tutto il personale: medici, infermieri e guardie giurate devono essere formati alle tecniche di de-escalation (la capacità di calmare una persona con l'atteggiamento, le parole e il tono di voce).
- Integrazione con il territorio: il Pronto Soccorso non può essere un'isola. Deve dialogare con i Centri di Salute Mentale (CSM) per garantire che, una volta usciti, ci sia un percorso pronto ad accoglierci.

La rivoluzione degli ESP (Esperti in Supporto tra Pari)
La nostra proposta più forte è l'introduzione stabile nei Pronto Soccorso degli ESP (Esperti in Supporto tra Pari): utenti che hanno vissuto sulla propria pelle la sofferenza mentale, che hanno fatto un percorso di recovery e formazione, e che oggi mettono la loro esperienza a disposizione degli altri.
Guardando all'estero (Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda), la presenza di figure "alla pari" nell'emergenza è già una realtà consolidata che riduce i ricoveri ripetuti e riduce drasticamente l'uso della forza. Anche in Italia l'associazione AIPESP ha fatto passi avanti significativi per il riconoscimento della figura nel 2025, ma serve ancora uno sforzo istituzionale per contrattualizzare questi operatori e inserirli stabilmente nei Pronto Soccorso. L'ESP può fare da ponte, accogliere con uno sguardo fraterno chi arriva in crisi, prevenire le escalation emotive e sostenere anche le famiglie nell'attesa.
Conclusioni
Migliorare l'accoglienza in emergenza non può dipendere solo dalla buona volontà del singolo medico empatico che si incontra per caso. Richiede una riforma del sistema. Trasformare il Pronto Soccorso da luogo di mero "contenimento" a luogo di ascolto e dignità significa tutelare i nostri diritti nel momento in cui siamo più fragili. E sapere che gli psichiatri italiani hanno voluto leggere e pubblicare queste nostre riflessioni ci dice che la strada verso una salute mentale più equa, efficace e umana è possibile.
Grazie a tutti i familiari e gli utenti che con le loro testimonianze hanno reso possibile questo importante lavoro scientifico. La nostra voce conta!

