
Rientra fra gli scopi della nostra associazione individuare e disseminare le buone pratiche sul territorio.
Perché non fare da megafono allora ad un intero ‘Manifesto’ di buone pratiche, quale quello cesellato con tanta cura dal Movimento delle Parole Ritrovate, che abbiamo conosciuto a Boario e di cui vi abbiamo raccontato qui?
Abbiamo trovato terreno fertilissimo per questa semina nell'Istituto Superiore della Sanità, ed in particolare nella persona della dott.ssa Gemma Calamandrei, direttrice del Centro di riferimento per le Scienze Comportamentali e la Salute Mentale.
Galeotta fu la Joint Action europea Mentor (https://ja-mentor.eu/), in cui l'Istituto è lead della Work Pakage5 ‘Building bricks for integrated and comprehensive Mental Health and Wellbeing Actions’ che sta indagando la figura dell'esperto per esperienza, altrimenti denominato ESP in Italia, PLE (People with Lived Experience) per l'Europa.

L'8 giugno, in via Giano della Bella a Roma, presso la sede dell'Istituto, si è tenuto quindi un pomeriggio di divulgazione, di discussione e di confronto, con l'introduzione e la moderazione della nostra associazione.
Abbiamo inquadrato dapprima il contesto diffuso di malpractice che ostacola il percorso di recovery degli utenti e mina ulteriormente il benessere dei familiari. Nei pochi minuti di introduzione è stata data una visione d'insieme sulla spirale della cronicizzazione di cui spesso si dà la colpa all'utente o ai familiari: le carenze in accoglienza, la mancanza di ascolto, il diritto all'autodeterminazione tramutato in un alibi per l'abbandono, le situazioni di crisi che da occasione di contatto divengono ulteriori strappi della relazione, lo stigma che pesa sulle famiglie, ancora troppo spesso viste come un problema anzichè come una risorsa. Si è passati quindi alla fase propositiva del modello del ‘Fareassieme’ che si propone di indirizzare e superare i problemi illustrati, tramite un racconto a più voci, in cui si fondono ed integrano sapere accademico e sapere esperienziale. Sono stati ripercorsi i principi ispiratori del metodo ed i risultati rivoluzionari ottenuti a Trento, per poi passare ad esplorare alcuni esempi delle modalità in cui si è diffuso spontaneamente, tramite il Movimento delle parole Ritrovate, nel territorio nazionale. Sono state raccontate esperienze in fase diversa di maturazione ed in ambiti diversi, tutte accomunate da passione e creatività. Si è parlato di risultati, in termini qualitativi, ma anche con qualche dato quantitativo. Si è concluso il primo momento con la lettura condivisa del Manifesto delle Buone Pratiche, spunto e stimolo per la successiva fase di discussione.
Molto focalizzata la discussione successiva sul ruolo degli ESP e sulla possibilità di sfruttarne la standardizzazione della formazione ed il loro riconoscimento professionale come grimaldello per introdurre nei servizi un approccio maggiormente condiviso alla progettazione della cura. In questa ottica, la spinta del progetto europeo potrebbe aiutare.
E' emerso forte tuttavia il rischio che dei Servizi non preparati ad una valorizzazione del sapere esperienziale, perseverando nel modello paternalistico, possano ostacolare, rallentando o addirittura minando alla base il processo vistuoso che con gli ESP si vorrebbe innestare.
E' necessaria quindi una seconda linea di azione, parallela alla prima, che porti ad uno shift culturale e crei un sostrato fertile per la coprogettazione.
Si può agevolare questo shift culturale con la formazione? In questo ambito si ragionerà su come aprire scenari di collaborazione.
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